STRETCHING ATTIVO E PASSIVO, COSA SONO?

“Flexibility training is probably the least understood of all the components of fitness”  

Mackenzie, the 9 key elements of fitness

Proviamo a capirci qualcosa.  

Le tecniche di stretching sono svariate e tutte hanno pro e contro indicazioni, per questo sarebbe opportuno essere seguiti da un allenatore esperto in materia durante la pratica, ma noi partiamo dalle cose facili facili e cerchiamo di fare chiarezza.  

Stretching attivo e passivo cosa sono?

Entrambi fanno parte della “famiglia” dello stretching statico, ovvero, per farvela breve, lo stretching che prevede che io muova un muscolo fino a un determinato punto (diciamo il mio massimo) per poi mantenere la posizione per un periodo di tempo X.  

E’ la tipologia di stretching più conosciuta e più utilizzata per mantenere e/o sviluppare la flessibilità. Come per altre forme di stretching, lo stretching statico, è sconsigliato prima di un allenamento che richieda un grande impegno muscolare, poiché “spegne” il muscolo, ne diminuisce la forza e la potenza.  

Ma andiamo nel dettaglio. Stretching attivo e passivo quali sono le differenze? 

Lo stretching passivo è un tipo di allungamento statico nel quale io mi avvalgo di qualcosa per aiutarmi durante l’esercizio. Ovvero io ho un’assistenza esterna che mi aiuti a mantenere l’allungamento. Ad esempio: il muro, un elastico, il peso del mio corpo, la gravità, un’altra persona etc… 

Lo stretching attivo invece usa la contrazione di un muscolo per allungare il muscolo opposto. Questo tipo di stretching usa la teoria dell’inibizione reciproca dove se io contraggo un muscolo (agonista), l’altro muscolo (antagonista)si deve allungare per permettere che il movimento avvenga. Ad esempio: tendere il quadricipite della gamba e sollevarla stesa davanti a noi, fa in modo che si allunghino i muscoli nella parte posteriore della gamba stessa (hamstring).  

E’ importante ricordare che movimento nello stretching attivo deve essere controllato e guidato dal mio muscolo agonista senza nessun tipo di slancio.  

Lo stretching attivo è consigliato per creare un buon bilanciamento tra agonista e antagonista, poiché durante lo svolgimento degli esercizi mentre l’antagonista si l’allunga il muscolo agonista si rafforza. E’ una tipologia di stretching piuttosto faticosa, proprio per la necessità di mantenere la posizione senza nessun tipo di aiuto esterno, ma solo utilizzando la forza dei nostri muscoli.  

Lo stretching passivo invece richiede sicuramente meno sforzi ed è molto più semplice mantenere le posizioni più a lungo.  

Di conseguenza è del tutto normale avere una flessibilità passiva più sviluppata rispetto alla flessibilità attiva, ma tenete presente che maggiore sarà la differenza tra le due più le vostre articolazioni risulteranno instabili. Questo perché quando vi allungate passivamente oltre al vostro range di movimento attivo le articolazioni non hanno un supporto muscolare che le “protegga” e in questi casi è più facile danneggiare il tessuto connettivo, ovvero tendini e legamenti.  

Per questo è molto importante, se non fondamentale lavorare sia sulla flessibilità passiva che sulla flessibilità attiva. Anche perché in molti tricks, per chi fa pole dance o discipline aeree, viene usata tantissimo la flessibilità attiva a discapito di quella passiva.